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La via della manipolazione

Ho recentemente frequentato un interessantissimo corso di aggiornamento sulle tecniche di manipolazione vertebrale ad alta velocità e bassa ampiezza (HVLA).
Nel bagaglio tecnico standard di un osteopata le tecniche di manipolazione diretta (quelle che fanno lo “scrocchio”, per intenderci) sono parte del normale curriculum formativo e le applico quotidianamente nella pratica clinica dei miei studi. La loro esecuzione richiede una preparazione sì teorica e diagnostica, ma anche una destrezza manuale che è parte del concetto di “arte” della terapia osteopatica. Ecco perché non sono mai abbastanza gli aggiornamenti tecnici ai quali partecipare: l’errore che voglio evitare è quello di sentirmi “arrivato”.

Da praticante di Arti Marziali, di Taichi e Qigong trovo molti punti di contatto tra la crescita professionale osteopatica e queste discipline orientali. Il concetto orientale di “Via”, intesa come percorso di crescita personale, tecnica, filosofica, spirituale rivolta al raggiungimento ideale della perfezione trovo sia perfettamente applicabile all’arte della manipolazione. Una buona tecnica HVLA necessita di pratica, anni di pratica e anche dopo anni ci sarà sempre qualcosa da migliorare e da imparare. Il fine, molto pragmatico, è sempre quello di apportare il miglior beneficio possibile alla persona trattata, con il massimo della sicurezza e senza che percepisca dolore.

Per citare il grande osteopata Laurie Hartman: “Può essere paragonato ad apprendere a suonare uno strumento musicale. È necessaria una grande quantità di pratica” – (Handbook of Osteopathic Tecnhique).

Questa impostazione filosofica della professione osteopatica mi affascina e contemporaneamente mi fa sentire dedito ad un percorso, nel senso orientale del termine. Chiaramente l’osteopatia non si esaurisce nella manipolazione (sia essa strutturale, viscerale, fasciale o craniale) ma ha un approccio sistemico alla clinica del paziente, considerato nel suo insieme. Questo è l’altro aspetto che “cresce” nella propria professionalità, nel proprio percorso.

A quest’ultimo corso partecipavano molti bravi colleghi, diversi con più esperienza di me: eppure eravamo tutti quanti insieme lì ad apprendere, riapprendere ed affinare concetti, test e tecniche. Questo mi ha fatto riflettere positivamente. In un mondo dove purtroppo alcune persone considerano il proprio lavoro (qualunque esso sia) solo come un modo di portare a casa la pagnotta, uno stipendio, un onere da sbrigare alla buona e con la minor fatica possibile, o peggio come un modo per arricchirsi senza il minimo scrupolo o senso del dovere, sono invece orgoglioso di percorrere come altri colleghi la “Via”, il mio significato come persona, prima ancora che come professionista.

Un vero onore.

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