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La fiducia come parte del processo terapeutico osteopatico

“Vado dal mio osteopata”. Frase spesso usata dal paziente che parla con conoscenti delle sedute osteopatiche fatte per mantenere il proprio benessere ed equilibrio fisico. A volte viene utilizzato quel pronome possessivo, il “mio” osteopata. Questa espressione sottende secondo me un particolare rapporto di fiducia tra operatore e paziente: significa che quella persona va da un professionista già da tempo, lo conosce bene, probabilmente si danno del tu (come è normale che possa avvenire), parlano anche di piccole vicende di vita privata durante la seduta, forse si sentono persino a Natale per gli auguri e così via.

Non è un’amicizia, attenzione: esiste sempre il rapporto professionale, esiste sempre il distacco che è necessario in un incontro terapeutico, un distacco che mantiene l’osteopata “neutro” rispetto alle sensazioni manuali che percepisce nell’organismo del suo assistito, un distacco che mantiene altresì il paziente obiettivo rispetto ai risultati del trattamento manuale osteopatico. Dunque non è amicizia, è alleanza, collaborazione, opportunità, crescita. Per inciso, queste sono caratteristiche presenti anche in un rapporto di amicizia, il quale però va ben oltre esse, se di amicizia vera si tratta: tra amici ci si incavola anche, si “scopre il fianco”, ci si confida a volte profondamente, ci si scambiano parti di vita in maniera reciproca. Tra operatore e paziente questo non avviene e non deve avvenire mai, a mio avviso.

Assodato dunque cosa implica l’utilizzo di quel “mio” nella frase, ovvero la presenza di fiducia, mi piace qui esprimermi riguardo l’importanza di essa. Considero fondamentale la presenza di fiducia tra operatore e paziente non solo per ovvie ragioni di cordialità e per instaurare un buon clima durante le sedute, ma anche proprio come strumento terapeutico. Il professionista che, ad esempio, mente al proprio assistito o lo circuisce in qualche modo cercando di “vendergli” nuovi trattamenti sta sabotando il proprio stesso operato. Oppure il professionista che, con l’idea errata di fidelizzare la persona, getta più o meno subdolamente fango su altri professionisti, sta solo minando la basi della sopracitata fiducia, in realtà. Oltre ad essere comportamenti non deontologicamente corretti, cercare di ingannare e circuire il paziente può forse portare qualche immediato piccolo guadagno monetario in più, ma alla lunga allontana: la persona che percepisca o anche solo sospetti tale azione smetterà di frequentare lo studio, oppure avrà pochissimo beneficio dai trattamenti ricevuti.

Il meccanismo fisiologico di questo secondo aspetto è banale: se il paziente non si sente a suo agio e non ha fiducia in chi lo sta trattando, contrarrà involontariamente la propria muscolatura, altererà automaticamente l’equilibrio del sistema nervoso tra parasimpatico e simpatico a favore di quest’ultimo (in poche parole resta “allertato” durante tutta la seduta); avrà inoltre un dialogo interiore negativo che lo porterà ad ignorare inconsciamente qualsiasi risultato positivo che il trattamento abbia ottenuto sul suo organismo. Un vero e proprio muro di gomma (più o meno consapevole) alla terapia: in medicina si direbbe che il paziente in questo caso non ha una buona “compliance”.

Viceversa, la presenza del clima fiducioso, inverte i parametri appena elencati: muscolatura che si lascia trattare, libertà di lasciarsi andare verso una maggiore attivazione del sistema parasimpatico e dunque verso uno stato che innesca gli spontanei meccanismi di auto guarigione, dialogo interiore neutro che percepisce i miglioramenti (come anche l’eventuale mancanza di essi) senza caricarli di emozioni parassite associabili.

Concludendo, il rapporto fiduciario del paziente è di fatto una “tecnica” terapeutica direi imprescindibile che aiuta moltissimo il paziente  a ritrovare  il proprio stato di salute e di benessere: pertanto l’invito è quello di cercare il “vostro” o la “vostra” osteopata di fiducia, quello con il quale vi sentite più a vostro completo agio.

 

Clicca qui per vedere un video del R.O.I. su YouTube riguardo il patto terapeutico tra osteopata e paziente.

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