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L’esperienza non è l’anzianità

In tutte le professioni, di qualsiasi genere o settore l’esperienza è una delle chiavi fondamentali per l’eccellenza della prestazione. Non esiste scuola, laurea, titolo o corso che possa sostituire l’esperienza: laurearsi in una materia a pieni voti significa semplicemente che si è studiato bene per quel ciclo di studi, non che tu sarai un professionista che eccelle in quel campo.

Per spiegarlo in altre parole, cultura e competenza non sono la stessa cosa. Ecco perché il paradigma (che purtroppo, si sente ancora tramandare di generazione in generazione) secondo il quale frequentare un determinato ciclo di studi secondari “prepara meglio” per intraprendere un altrettanto specifico tipo di percorso universitario e quindi permette di diventare migliori professionisti è davvero superato. Per fare un paio di esempi di tale pensiero: se fai il liceo classico ti prepari meglio per fare giurisprudenza, oppure se fai lo scientifico è meglio se poi vuoi studiare ingegneria.

La realtà è (per fortuna) molto diversa. Poteva andare bene ragionare così a inizio secolo scorso, poteva essere un pensiero valido per un concetto di studio e preparazione universitari impostati in una realtà del tutto diversa, quando laurearsi era un atto di fatto riservato ad una ristretta élite sociale. Oggi invece siamo circondati da input formativi tali che permettono di integrare ed espandere la propria cultura studentesca, costruendosela praticamente su misura, seguendo le proprie attitudini. Per esempio, se voglio sfruttare a pieno le potenzialità della rete internet, posso ottenere non solo molte informazioni e formazioni on line (pensiamo ai corsi di lingue, ad esempio) ma anche reperire con precisione e in tempo reale chi insegna cosa e come lo fa in qualsiasi parte del mondo. Personalmente trovo questo sia meraviglioso: se un ragazzino ha la passione della meccanica e monta e smonta bici e motorini fin dalla più tenera età, si informa in rete su tutti gli aggiornamenti tecnici ad esempio delle case automobilistiche, ha la voglia viscerale di restare aggiornato su quel mondo, potrà studiare quello che vuole alle scuole secondarie di qualsiasi indirizzo, per poi con la stessa passione iscriversi ad ingegneria meccanica e diventare un grande ingegnere, anche se non ha fatto lo scientifico.

Per arrivare al punto, a mio parere questa mentalità ormai inadeguata che tende ad accoppiare schematicamente cicli di studio preferenziali secondari e universitari e magari anche la successiva carriera lavorativa, poi ci porta anche a confondere maldestramente cultura e competenza.

La cultura è l’insieme delle informazioni che posseggo e padroneggio, integrando in maniera virtuosa la mera nozionistica in una mia personale etica, morale, estetica.  La competenza invece è la capacità di esperire, saper fare, saper valutare, saper correlare e addirittura saper trasmettere le informazioni suddette, magari integrandole con esperienze ricavate dalla realtà vissuta. Il tutto in maniera congrua e adeguata ai vari contesti. La prima sottende la seconda, ma per ottenere la competenza è necessario il tempo: aver fatto cose, avere sbagliato ed essermi corretto per migliorare.

Alcuni confondono il mero trascorrere del tempo con quanto ho appena descritto. Se io dico che ho trent’anni di esperienza in un campo per il semplice fatto che sono tre decenni che lavoro in quel settore, allora non sono chiaro. Perché se per tutto quel tempo non ho fatto altro che applicare e riapplicare di anno in anno le medesime nozioni e informazioni, sempre uguali a loro stesse fino a conoscerle perfettamente ad occhi chiusi, allora sto descrivendo una anzianità, non un’esperienza. L’anzianità in questo esempio è la ripetizione per trenta volte consecutive di un mio anno di esperienza, in maniera sempre uguale. In tal caso dovrei dire che ho trent’anni di anzianità, non di esperienza. Sono pertanto diventato bravissimo a mettere in pratica le nozioni e le competenze acquisite tre decadi fa: lo farò appunto in maniera magistrale, tanto sono sempre le stesse, immutate o poco diverse. La domanda è: chissà se tali competenze sono ancora adeguate al contesto bio-psico-sociale dove lavoro ora, trent’anni dopo?

L’esperienza si ottiene invece mettendomi in discussione continuamente, con nuovi stimoli, nuove situazioni, rinunciando anche a competenze che avevo in passato o modificandole o integrandole con quelle nuove che sto acquisendo. L’esperienza è una successione mobile di eventi complessi, continua e inscindibile, l’anzianità è solo tempo trascorso. Nell’acquisizione dell’esperienza ci sono successi e sconfitte, mi ridiscuto sempre e percorro una via accidentata e difficile. Nell’acquisizione dell’anzianità resto fermo nella mia zona di confort, in attesa che il tempo passi.

Se oggi vado a letto non avendo fatto niente di nuovo rispetto a ieri, allora oggi è stato sprecato

Bill Gates

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