Menu Chiudi

Passione e relazione

Voglio scrivere due righe su quanto ritengo fondamentale nella mia professione, cioè sugli elementi dai quali nasce la mia passione per essa. Credo che nei tempi attuali un terapista (di qualsiasi competenza sanitaria) abbia un’occasione imperdibile: poter comunicare con moltissime persone via Internet. Mi sento di affermare che questa occasione possa essere sfruttata per mettersi in gioco anche come persona umana, non solo come un “somministratore” di terapie.

Ecco come interpreto personalmente la professione di osteopata.

Al primo posto ritengo fondamentale la relazione. Il rapporto di fiducia tra terapista e paziente non si instaura con un elenco di titoli, di post-graduate e di decreti legislativi. Le persone vogliono stare bene e hanno bisogno di qualcuno che li curi e anche che li accolga. Per fortuna l’osteopatia non è medicina d’urgenza, dove è questione di minuti per poter salvare delle vite e dove pertanto il rapporto umano gioca necessariamente un ruolo secondario. L’osteopata non effettua procedure in condizioni di emergenza ed ha tutto il tempo per costruire un buon rapporto umano con il paziente che a lui si rivolge. Tale rapporto costruisce una fiducia reciproca tra i due che aiuta la somministrazione della terapia osteopatica: il terreno facilitante.

Componente fondamentale di tale relazione è la sincerità: prima dell’osteopata e poi anche del paziente, che racconta di sé e del suo stato di salute. Il terapista secondo me deve essere trasparente riguardo le ragionevoli aspettative sulla guarigione e sulla durata delle cure osteopatiche. Ingannare la persona promettendo guarigioni velocissime (ad alto costo economico magari) o viceversa guarigioni lentissime, attuate tramite una sequela infinita di sedute non mi sembra un buon modo per andare in quella direzione.

L’altra componente fondamentale è la qualità della comunicazione. Aspetto totalmente trascurato nella formazione dell’osteopata, una buona comunicazione col paziente non è di certo un monologo autocelebrativo del professionista o un agghiacciante chiacchiericcio pettegolo, che abbia lo scopo più o meno esplicito di denigrare altri colleghi o altre categorie professionali. In tale schema comunicativo si individua bene la figura di un terapista “seduto sul piedistallo” e che elargisce saggezza pedagogica ai pazienti-discepoli. Penso che la differenza tra un individuo adulto e un infante pieno di insicurezze, sia proprio nell’utilizzo o meno di tali mezzucci comunicativi. La buona comunicazione invece, come insegnava lo psicologo Carl Rogers, parte dalle capacità di ascolto. Argomento molto vasto, questo: mi fermo qui pertanto, ma è davvero un aspetto importantissimo e un pochino trascurato purtroppo dalla nostra e da altre categorie sanitarie.

Altro punto cardine nella relazione terapeutica è l’aggiornamento lavorativo. Attualmente non essendo regolamentata dallo Stato, la figura dell’osteopata non prevede obbligo di educazione professionale continua. Sta pertanto al singolo osteopata la decisione di continuare a studiare ed evolvere nella propria conoscenza e tecnica. Ogni volta che sento un professionista dichiarare di avere, per esempio, quindici anni di esperienza mi chiedo sempre se si tratti di un solo anno di crescita professionale ripetuto poi sempre uguale per quindici volte, oppure di reali quindici anni di studio, evoluzione e cambiamento. Preferisci andare da un professionista che continua ad aggiornarsi anche in campo relazionale e comunicativo, oppure da uno che resti fossilizzato sulla propria visione, senza mai sentire l’impulso di migliorarsi come individuo, prima ancora che come terapista?

Ad oggi tengo presenti questi aspetti nella mia professione, cerco per quanto possibile di coltivarli e, quando ci riesco, di correggere gli eventuali errori comunicativi che posso aver fatto. Non so se le persone che si rivolgono al mio studio siano consapevoli di questo impegno, ma per me sono il vero elemento di passione della mia professione.

“Sono gli atteggiamenti e i sentimenti del terapeuta, piuttosto che i suoi orientamenti teorici, ad essere importanti nella relazione terapeutica”

Carl Rogers – On Becoming a Person, 1961

Posted in Blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Enter Captcha Here : *

Reload Image

Call Now Button

Questo sito utilizza cookie di terze parti per migliorare servizi ed esperienza dei visitatori. Acconsenti all'uso dei cookie cliccando su "Accetto" nel banner MAGGIORI INFORMAZIONI

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi